Cosa hanno in un comune Christopher Bailey, il marchio Burberry e il gruppo musicale Keane?
Britishness!!!
Il marchio britannico ha voluto festeggiare l’apertura del suo flagship store di Pechino con un evento digitale presso il Beijing Television Centre; oltre mille ospiti ospitati in una location olimpica in cui tecnologia e moda sono salite sul palcoscenico-passerella celebrando il British weather attraverso capi, immagini, performance digitali, musica…
Burberry Beijing from Grand Finale on Vimeo.
Che i Bureau de Style avessero messo gli occhi sulla tecnologia era evidente!!!

Mark Zuckerberg o è veramente un genio o è uscito decisamente di testa, ultima novità? Vuole comprare la parola: “Face” per farla diventare un marchio registrato! La pratica secondo l’ufficio brevetti è fattibile, bastano due cose fondamentali: primo un bel po’ di soldi e questo non è un problema, secondo una motivazione “vera” per spiegare il motivo dell’acquisto e questo, per ora, sembra sia l’unico vero ostacolo, visto che non si è ancora ben capito il motivo per cui Zuckerberg abbia preso questa illuminante decisione!
Divertente è immaginare che il “profilo” di Mark Zuckerberg, l’inventore di facebook, per molti fosse ancora sconosciuto prima dell’arrivo del film “The Social Network” che ha reso pubblico una personalità e un carattere decisamente opposti rispetto a quello che ci si aspettava.

La critica cinematografica lo ha definito così: “L’uomo che ha dato alla parola “amico” un altro significato, più allargato e lieve, alla fine della sua ascesa economica e sociale è solo…. e una delle spinte più forti nella sua corsa non è stato tanto il desiderio di arrivare, quanto la frustrazione sociale.”
The Social Network si può definire il primo film a riportare senza mezzi termini e in maniera più naturale possibile un dato di fatto della modernità, discutibile o non, che la vita in rete per una buona parte del “mondo” ha ugual importanza della vita reale. Un dato preoccupante? Per ora Mark Zuckerberg ha solo una cosa in testa e a quanto pare ci è riuscito anche questa volta.
Giusto per curiosità? Sapete cosa ha dichiarato all’ufficio marchi e brevetti per registrare “face” leggete: “Servizi di telecomunicazione, vale a dire chi fornisce online chat room e bacheche elettroniche per la trasmissione di messaggi tra utenti di computer nel campo generale di interesse relativo all’oggetto sociale e di intrattenimento, con nessuna relazione alla motorizzazione o alle automobili”
Un po’ come aveva fatto negli anni ’80 windows (finestra)? Ricordate quando incominciò la rivoluzione del sistema operativo.. Probabilmente il giovane faccialibro incomincia a temere la concorrenza!

Hylozoic ground - Biennale di Venezia 2010
Possiamo discutere delle esperienze dell’ilozoismo o fare collegamenti dotti al monismo, ma quello che è certo è che l’uomo ha da sempre voglia di gestire la vita, l’essenza, il flatus vitae. Forse in cerca di un maggiore potere, forse nella ricerca incessabile delle proprie origini materiche, l’essere umano si confronta, fin dalla notte dei tempi, con la vita e spera di esclamare, come Dottor Frederick Frankenstein, il suo: <<Si può fare!>>.
Ad oggi l’attenzione verso l’argomento non sembra scemare, tuttavia è possibile identificare una brusca virata o, se volete, un ampliamento del ventaglio di possibilità con cui mettere in pratica questo gesto “creativo” (creare, creato, creatore): la tecnologia. Questo blog è una creatura che in qualche modo vive la sua vita, un robot è un oggetto che compie azioni e conduce una sua esistenza, un suo ciclo di vita.
La chiave di volta in questo senso è stata distribuita open source: si chiama Arduino. Wired Italia ne parla con dettagliata passione nel suo blog e negli ultimi numeri magazine; vi basterà dare un’occhiata per capire che stiamo parlando di una scheda, un circuito stampato e di un linguaggio di programmazione in grado di gestire oggetti, creare interazioni… insomma, dare vita alle cose utilizzando la vostra creatività (torna il creare) e un pc. La sensazione di controllo è infinita, avete tra le mani uno strumento in grado di comandare sugli oggetti, sulle funzioni e sulle caratteristiche degli stessi; ci sono elementi in comune con il Tamagotchi e con mille altri gadget del XX secolo ma la cosa che rende unico Arduino è quella di mettervi nella condizione di essere liberi di scegliere cosa fare, una sensazione che devono aver provato anche i progettisti di Hylozoic ground, una installazione canadese presente alla Biennale di Venezia 2010 (ne parla anche la CBC).
Siamo stati alla Biennale (guarda la gallery) e si tratta di componenti plastici che formano una giungla sintetica, fittissima e apparentemente immobile ma, man mano che ci si addentra, si scopre che questa giungla è composta da una miriade di organismi meccanici controllati da un circuito che ne gestisce l’operatività: siete immersi tra tecno-piante progettate dall’uomo in grado di interagire, muoversi, sintetizzare, emettere rumori, affascinare!
Non potrebbe essere questa la nuova frontiera della creazione umana?
E’ stato Steve Jobs, come sempre succede in casa Apple, a presentare il primo iPod Nano estraendolo dalla tasca più piccola dei suoi jeans (la quinta tasca!), quella pochette minuscola in cui si può riporre l’accendino e che originariamente serviva per riporre l’orologio da tasca: il Nano di allora aveva puntato tutto sulle dimensioni ridotte!
Con il nuovo Nano quali sono i vantaggi?
Certo non è più piccolo di tanti altri lettori musicali ma ha una caratteristica che potrebbe far permeare le vere intenzioni di Apple: il video!
Sorvolando sull’aspetto multitouch, firma ormai consolidata sui prodotti Made in Cupertino, il video potrebbe aiutarci a costruire uno scenario futuribile per i prodotti futuri; si, presumo ci sia uno scenario, considerando Apple una azienda sempre molto lungimirante ed attenta alla creazione dello stesso mediante lanci schedulati e prodotti molto “pesati” in termini di performance e comunicazione. Tutte i device di nuova generazione ci hanno permesso di interfacciarci con la rete, con i social network e di accedere a notizie e contenuti, aprendoci a contatti spesso geograficamente lontani: ad oggi è facile condividere informazioni con chiunque sia all’interno della nostra rete (Messenger è stato tra i primi a permettere di mostrare ai nostri contatti, il brano in ascolto sul nostro computer).

Una barriera incredibile è stata così superata e ci ha permesso di interagire secondo dinamiche che seguono una evoluzione ancora imprevedibile…
Ad oggi la difficoltà più grande resta quella di interagire quando le distanze sono minime (per la prossemica siamo nello spettro di quella che Edward T. Hall avrebbe definito distanza personale) e credo che il nuovo device Apple ci potrebbe aiutare in questo: proviamo ad immaginarlo come una spilla, come una cornice digitale, come un accessorio che appendiamo al collo o posizioniamo sui nostri indumenti.
Potrebbe diventare davvero il display, la superficie in grado di farci comunicare con chi ci è vicino, condividendo, o forse sarebbe il caso di fare un passo nel passato e dire mostrando, immagini relative al brano che stiamo ascoltando, al nostro status del momento, ai nostri gusti, interessi e desideri, magari mediante applicazioni sviluppate dalla folla di sviluppatori che circondano il marchio americano. Il nostro “personal display“ diventerà occasione di incontro in diversi momenti della nostra vita quotidiana, permettendoci di superare quella barriera di diffidenza o indecisione che spopola negli ambienti metropolitani?