Qualche settimana fa il web ha accolto fra le sue braccia amorevoli la prima opera di Kanye West nell’inedita veste di regista.
Si tratta del video per il singolo Runaway (dall’album My Beautiful Dark Twisted Fantasy), la storia di una fenice (la modella Selita Ebanks, bellezza mozzafiato) che cade sulla Terra e viene accolta ed ospitata dal Nostro in persona. Ovviamente i due si innamorano, ma lei ha bisogno di bruciare per vivere e ritornare nel suo mondo, e lo lascia solo e scottato dopo l’amplesso. Ah ah ah.
Oltre la storia – e la nudità piumata e conturbante della Ebanks – l’araba fenice è la metafora della capacità di Kanye di tornare alla ribalta e al successo dopo l’incresciosa uscita agli MTV Video Music Awards del 2009, quando salì sul palco durante la premiazione di Taylor Swift per Best Female Video…Do you remember? Una scena del tipo “Si si sei brava, sono contento per te, ma avete visto che cos’è Beyoncé?”…facce attonite, effetto Ghiaccio 9 (Kurt Vonnegut, leggete un po’, fate il piacere). Gogna mediatica di proporzioni stratosferiche.
(NdA: per quanto mi riguarda, Kanye deve piuttosto farsi perdonare quel pugno nello stomaco che è stato 808s&Heartbreak, il suo penultimo album…una noiosa salmodia in Auto-Tune, bleah!)
Comunque sia il Nostro non si dà per vinto e per tornare agli antichi fasti ci sforna un video a manifesto del suo poliedrico ingegno. Il problema? Semplice: Kanye si è andato ad infilare in una situazione di stampo jovanottiano - dove c’è uno strappo non metti mai una pezza – confezionando un filmato infarcito di retorica facile – la servitù bianca e i padroni neri, il diverso percepito come minaccia- e autoindulgenza e incartato stile Hollywood Wrap (potrei vendere l’idea a McDonald’s… Hollywood Wrap, lo spuntino delle star), con tanto di hommage a Michael Jackson – parata, fuochi d’artificio, statua portata a spalla da emuli rossi del Ku Klux Klan-.
Vale la pena resistere per i 35 minuti del video?
The choice is up to you, ’cause there’s only one thing letf to say: “First Rule in this world, baby? Don’t pay attention to anything you see in the news”.
La voglia di musica è esplosa, su questo nessuno ha più dubbi; è successo tutto attraverso un percorso che, nel giro di pochi anni, ci ha riportato ad ascoltare, scambiare, comprare e consumare musica con lo stesso vigore degli anni in cui sono stati introdotti i principali supporti e device musicali: grammofono, vinile, mc, ghetto blaster, walkman, cd, minidisc (?), mp3, ipod!
Adesso che lo standard audio MP3 sembra aver consolidato il ruolo di promotore della diffusione di musica e che lo scontro sui device elettronici tascabili è stato nettamente vinto dal brand della click wheel, siamo entrati nel vivo di una nuova bagarre sul tema della musica tascabile: chi e cosa deve portare la musica dalla tasca alle orecchie?
In principio i minimali auricolari Apple, dallo stile tanto anonimo da essere stato una calamita per i male intenzionati, sembravano aver segnato la via della riduzione di ingombro misto a qualità media della diffusione; poi è venuto il tempo delle più ingombranti cuffie con clip per le orecchie, figlie di quella necessità di fare a tutti i costi sport (anche se correre su di un tapis roulant non è proprio sport!) ascoltando musica.
Mercato maturo, necessità di distinguersi e desiderio di maggiore qualità del suono hanno di recente fatto migrare l’attenzione dei produttori (se supponiamo che sia il mercato a guidare i consumi e non i consumi a guidare il mercato!) verso un MEGA trend, visto che staimo parlando delle cuffie “sovraurali e circumaurali”: si tratta di cuffie molto ampie che possono arrivare a coprire completamente l’orecchio per garantire un ascolto più “pieno”, senza disturbi esterni e magari anche senza quel fastidioso dolore tipico delle cuffie auricolari.
Prima era prerogativa dei DJ indossare queste morbidissime cuffie, poi anche musicisti e puristi dell’audio… dopo ancora sono sbarcate wireless (derise!) sulle poltrone di mezzo mondo sulla testa di nonni dall’udito non più perfetto; adesso le trovate dappertutto, POP in tutti i colori, giganti e decorate con Swarovski.
Intanto c’è chi si muove su terreni inesplorati dell’amplificazione, una sorta di MOBILE MUSIC: il riferimento è SHAKE , un prodotto USA pensato per chi proprio della musica ce l’ha in testa, sempre!!!
“The only Hotel where Music lives“. Direi che questa è la frase più improbabile e bizzara, che abbia mai sentito, per definire un albergo! Eppure il nuovo NHOW hotel di Berlino è proprio un insieme di forti emozioni e nuove sperimentazioni dove l’ospitalità e il servizio fanno da padrona al nuovo concetto di hotellerie creato dal geniale Karim Rashid.
Si esprime così il designer di origine egiziana Karim per definire il nuovo progetto di Berlino: ”Il design è intorno a noi e ha lo scopo di coinvolgerci a tutti i livelli; il design ripensa il mondo in cui viviamo per scoprire linguaggi inediti. Spesso mi domando se il mondo reale sia esso stesso un’esperienza seduttiva, connettiva, ispirazionale e se sia duttile alle esigenze di ognuno di noi cosi come lo è quello digitale quello che ho voluto realizzare al NHOW Berlin è creare uno spazio in cui coesistano le informazioni digitali del mio mondo estetico” Karim Rashid è un pazzo, ma geniale! E io, personalmente, lo amo proprio per la sua pazzia!
L’hotel si presenta come un imponente complesso rettangolare, con una base color crema, sovrastata da una eccentrica piattaforma grigio topo. Ciò che attrae subito l’attenzione è la pancia di quest’ultima composta da una serie di specchi che riflettono le acque del fiume Sprea.
Nhow Berlino non attrae solo per la sua stravagante architettura ma, soprattutto, perchè è l’unico hotel europeo con due studi musicali professionali di registrazione e mixaggio al suo interno. Gestiti, altresì, dal personale degli studi musicali Hansa Studios! (dove incidono artisti di fama internazionale come gli U2, REM, David Bowie e tanti altri).
Musica in libertà anche nelle camere da letto! Basta avvertire prima la reception e, come se fosse la cosa più naturale del mondo, ti viene recapitata direttamente in stanza una chitarra elettrica o classica a seconda delle tue esigenze! Fantastico!
Non so voi, ma io non vedo l’ora che arrivi il 15 Novembre, per poterci fare una visitina, stavolta non avrò neanche bisogno di portarmi dietro la mia chitarra!
Il numero 13. Ho quasi pensato di saltarlo. Salvo poi ricordarmi che di solito è il 17 la bestia nera, e che il 13 è inappropriato solo se è il numero dei commensali. Vabbè… bando alle ciance…a che età avete imparato ad apprezzare quell’universo colorato e multiforme che possiamo etichettare come “verdura”? Per quanto precoci possiate essere stati, sicuramente non avete approcciato ortaggi&co con lo stesso estro di Lucas Savelli, 22 anni – sic! -, designer con residenza Buenos Aires. Lucas lavora con il nome di Comé Verdura, o semplicemente Verdura, e si diletta nella produzione di t-shirt stampate che vende attraverso la sua pagina Facebook…partendo da un classico ”Sexo, Verdura & Rock’n'roll” – versione per intestini pigri e/o losangelini della beneamata triade “sesso, droga&rock’n'roll”-, il ragazzo è arrivato a sfornare una serie di illustrazioni che convertono in comuni verdurine e similaria delle ingrombrantissime icone pop – con tanto di nome appropriato alla mutazione -. Per non essere da meno riassumerei così l’operazione: pop-mashed-potatoes.
PS: Per la serie completa vi rimando al profilo Flickr.