A Milano hanno fatto la coda fuori da Coin per i piumini a dieci euro, a Londra probabilmente si strattoneranno per accaparrarsi uno dei meravigliosi – nota dell’autore ovviamente – waffle a forma di alieni del mitico Space Invaders, distribuiti belli caldi – da una Space Waffle Machine appositamente studiata -, negli spazi della galleria The Outsiders a Londra.
Di che si tratta? Di una mostra personale di Space Invader appunto, lo street artist francese famoso per aver girato il mondo – e raggiunto ben 35 città – lasciando agli angoli delle strade – o in location ben più assurde – piccoli mosaici ispirati ai mitici arcade game degli anni ’70, ed in particolare a Space Invaders. Davvero prolifico e davvero di successo il nostro, tanto da essere riuscito a colonizzare l’intero pianeta Terra fino ad entrare a far parte della collezione del MOCA – Museum of contemporary art – di Los Angeles e ad avere un ruolo da protagonista nel documentario del 2010 di Banksy - avete bisogno che vi dica chi è? -, Exit through the gift shop.
I suoi piccoli animaletti pixelosi ora passerano da muri più o meno accessibili alle pance dei fortunati che visiteranno la mostra, in apertura il 1° dicembre. Immagino corredati di zucchero a velo. O pronti da portare a casa, in una pratica confezione sottovuoto.
Perché ne parlo? Ne vorrei disperatamente uno. Non sarebbe una fantastica strenna natalizia?
La prima fatica dell’architetto francese Jean Nouvel a Milano non poteva che essere il tentativo di costruire un tempio della moda. Non stiamo parlando dello show room di uno dei marchi dell’alta moda MADE in ITALY e nemmeno di un museo che li celebri (da tempo se ne parla!) ma, ed è segno dei tempi, di un department store, una torre di Babele della moda e non solo.
Non vi proporrò l’ennesimo riassunto della mia visita ma un’analisi della struttura di quell’impianto scenico che tra materiali, layout e scelte inconsuete tenta di riscrivere i canoni del fare shopping nel centro di Milano.
I “non” del Excelsior
Non potrete abbandonarvi ad un tour passivo, lasciandovi trasportare dalle scale mobili alternate stile Rinascente (non ci sono) come non potrete cercare l’insegna del vostro brand preferito che campeggia come in una fiera; non vi abbaglieranno con luci teatrali e non troverete manichini.
Nel nuovo modo di intendere lo shopping metropolitano la merce non è esposta in funzione del label ma armonicamente distribuita tra i sette piani realizzati all’interno della struttura ottocentesca: non ci sono espositori come ve li aspettereste ma teche, moduli multi-materiale più vicini alla cultura museale che a quella del visual merchandising: strutture di vetro in cui il materiale del rivestimento interno cambia da modulo a modulo, ora grezzo (cemento) ora meno ruvido ma opaco, il tutto bordato da fughe di luce LED dal sapore futuristico.
Questi moduli danno la direzione, accentuano le prospettive e rendono piacevole il gioco di trasparenze tra capi sartoriali, prodotti di design, in cui il personale dello store fluttua (vestito in modo differente ad ogni piano).
Nel Excelsior non troverete un bar… ma un sumpermercato, si con tanto di banco verdura, carne, pesce e altri prodotti ricercati.
A visita conclusa potreste avere la sensazione di aver visitato una mostra o un luogo di culto, di aver vagato per un’architettura piacevole in cui comprare della verdura (al chilo) ma che certo non è un centro commerciale, alla prima visita, forse, non riuscirete a comprare nulla.
Da non perdere
Fergie al Billboard Award
Janet Hansen
Lynne Bruning

TRAP LIGHT Designer: Gionata Gatto e Mike Thompson
Archeologia industriale, una location perfetta per chi vuole proporre nuove idee che raccolgono il buon gusto, la ricerca formale, la diversità culturale e, non possiamo negarlo, la voglia di emergere: si perchè sono proprio i designer emergenti a trovare spazio in una delle mete più suggestive – e mai deludenti – della settimana milanese del mobile: Rossana Orlandi, una sapiente mecenate (tra moda e design), riceve, elabora, giudica, boccia o approva, per poi esporre e vendere, idee e progetti nella sua fucina in cui, nei primi dell’ottocento, si fabbricavano cravatte.
Da sempre, a diverse domande su qual’è il posto più ricco, il meno commerciale, il più eterogeneo, suggestivo e insieme accogliente della settimana targata Design rispondo: Rossana Orlandi.
Nomi noti e sconosciuti, prodotti industriali e artistici, tecnologia e artigianato non compongono uno scenario da bazar ma piuttosto un selezionatissimo spaccato che, a distanza di anni, sembra sempre di più una rara occasione di dare un’occhiata su quello che potrebbe avvenire nei mesi -azzardo anni- successivi.
Sei un architetto? Lo devi conoscere
Sei un designer? Ci devi andare ogni anno
Sei un CoolHunter? Ci dovresti vivere
Serena e Feliciano, due giovani e, per quanto ci riguarda, promettenti designer ci hanno raccontato senza veli la loro volontà di creare e produrre altro design per mezzo di un laboratorio creativo che progetta, realizza e vende i suoi prodotti, pensati in due categorie: Lighting e Space.
Durante la Design Week milanese hanno esposto le loro produzioni 2011, tutte davvero fedeli alla loro filosofia progettuale.
Quale preferiamo? Senza dubbio EASY!!!
Altridea |Milano, Italy
www.altrideamilano.com
Io li ho visti lo scorso fine settimana in uno stand del White, voi li avrete probabilmente intravisti su qualche blog – sono molto gettonati al momento – o indossati da Lady Gaga – avete presente gli occhiali da Minnie alla fine del video di “Paparazzi“-? Gli occhiali da sole che nascono dalla collaborazione fra Jeremy Scott -quello delle Adidas alate di qualche settimana fa- e Linda Farrow – storico marchio inglese che dagli anni ’70 tratta e realizza occhiali da sole come accessorio fashion (e aver scritto “accessorio fashion” potrebbe uccidere la mia self esteem) – non sono proprio fatti per passare inosservati. Sono decisamente pop, nel senso di popolare, attrattivo, ammiccante ed effimero. Non c’è molto altro da dire. Se mai voleste comprarli li trovate da Colette. E dove altro sennò?

Se non appartenete alla migliore tradizione milanese, ovvero se i vostri programmi per il fine settimana non sono stati elaborati e confermati già da lunedì, e se avete un paio d’ore libere domani, venerdì 14 gennaio, fra le 19.00 e le 21.00, il mio consiglio è fare un salto da Wok Store, in via Col di Lana 5a, per dare un’occhio alla mostra The Doorz. Il concept store meneghino darà asilo a due illustratori molto bravi, Matt Furie e Will Sweeney, che lo hanno eletto a location ideale per riproporre in Italia la mostra in questione, dopo averla presentata con successo da JaguarShoes a Londra. Vi troverete immersi in un mondo di mostriciattoli pelosi e
figure subumane, che alternativamente cattureranno la vostra attenzione o vi inquieteranno guardandovi con occhio torvo dalle pareti. E già che ci siete potrete approfittare dei saldi, oppure portare a casa una delle t-shirts a tiratura limitata di Sweeney o il set da tè stile Cappellaio matto ideato da Furie, prodotti appositamente per la mostra.
Se non vi piacciono i salti nel buio vi risparmio la fatica di googolare i nomi degli artisti. Enjoy&Join!
Will Sweeney: http://alakazamlabel.com/other.html
Matt Furie: http://www.mattfurie.com/
Che la famiglia iPhone e iPad sia nata con la camicia era sotto gli occhi di tutti anche prima che qualcuno gli cucisse addosso un polsino!
iPolso è infatti un polsino in tessuto Oxford proposto da Bagutta come idea per il Natale 2010 per proteggere i vostri smartphone e tablet.
Nello store milanese in via S. Pietro all’Orto, Bagutta, marchio famoso per le sue camice MADE IN ITALY, vi stupirà con questo elegantissimo tecno-gadget con bottone in madreperla e iniziali.
Tecnologia e qualità sartoriale sembrano aver trovato un primo punto d’incontro!
http://www.cit-spa.it/