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Virale virato dolce – Space Invader@The Outisiders – Attack of the Space Waffles -

A Milano hanno fatto la coda fuori da Coin  per i piumini a dieci euro, a Londra probabilmente  si strattoneranno per accaparrarsi uno dei meravigliosi – nota dell’autore ovviamente – waffle a forma di alieni del mitico Space Invaders, distribuiti belli caldi – da una Space Waffle Machine appositamente studiata -, negli spazi della galleria The Outsiders a Londra.

Di che si tratta? Di una mostra personale di Space Invader appunto, lo street artist francese famoso per aver girato il mondo – e raggiunto ben 35 città – lasciando agli angoli delle strade – o in location ben più assurde – piccoli mosaici ispirati ai mitici arcade game degli anni ’70, ed in particolare a Space Invaders. Davvero prolifico e davvero di successo il nostro, tanto da essere riuscito a colonizzare l’intero pianeta Terra fino ad entrare a far parte della collezione del MOCA – Museum of contemporary art – di Los Angeles e ad avere un ruolo da protagonista nel documentario del 2010 di Banksy - avete bisogno che vi dica chi è? -, Exit through the gift shop.

I suoi piccoli animaletti pixelosi ora passerano da muri più o meno accessibili alle pance dei fortunati che visiteranno la mostra, in apertura il 1° dicembre. Immagino corredati di zucchero a velo. O pronti da portare a casa, in una pratica confezione sottovuoto.

Perché ne parlo? Ne vorrei disperatamente uno. Non sarebbe una fantastica strenna natalizia?

Space Waffles

Space Waffles

Gray's Inn Road

Gray's Inn Road

Brooklyn street art spaceinvader

brooklyn-street-art-space-invader

Fare la fila è Democratic

Democratic @COIN


Se foste stati a spasso per Milano il 26 novembre, vi sareste senza dubbio imbattuti in due interminabili file: la prima, è ovvio, quella perenne davanti al profumatissimo A&F, l’altra (meno ovvio) davanti alla COIN di piazza 5 Giornate.
Ad attirare la folla davanti alla seconda location, non personaggi del jet set, ma morbidissimi piumini Napapijri all’incredibile prezzo di 10 euro.
L’iniziativa, già organizzata in passato e votata alla promozione dello “sviluppo sostenibile”, ha riscosso un grandissimo successo senza dubbio per la notorietà dei marchi coinvolti ma non possiamo trascurare la complicità dell’attuale situazione di crisi economica. Il mondo dell’elettronica di consumo aveva già fatto registrare fenomeni simili in occasione dei notissimi e affollatissimi FUORI TUTTO che a Roma hanno conquistato gli onori della cronaca a causa dei tafferugli tra i pretendenti di tv lcd e smartphone a poco prezzo.
Cosa ci sia di democratico nella distribuzione di pochi pezzi firmati e nel mettere in fila fashion victim, mamme, nonne e ragazzini devo essere sincero mi sfugge, ma gli organizzatori hanno comunque voluto dare all’evento l’appellativo di DEMOCRATIC. Una ricerca etimologica non aiuta, la conoscenza della storia greca neppure, ma se voleste provare a dare una chiave di lettura potreste trovare qualche aiuto nella definizione di democrazia diretta: i vostri 10 euro per una volta vi permetto di comprare qualcosa, esercitando quindi un potere (d’acquisto)!

Excelsior: vado a fare la spesa in centro

La prima fatica dell’architetto francese Jean Nouvel a Milano non poteva che essere il tentativo di costruire un tempio della moda. Non stiamo parlando dello show room di uno dei marchi dell’alta moda MADE in ITALY e nemmeno di un museo che li celebri (da tempo se ne parla!) ma, ed è segno dei tempi, di un department store, una torre di Babele della moda e non solo.
Non vi proporrò l’ennesimo riassunto della mia visita ma un’analisi della struttura di quell’impianto scenico che tra materiali, layout e scelte inconsuete tenta di riscrivere i canoni del fare shopping nel centro di Milano.

I “non” del Excelsior
Non potrete abbandonarvi ad un tour passivo, lasciandovi trasportare dalle scale mobili alternate stile Rinascente (non ci sono) come non potrete cercare l’insegna del vostro brand preferito che campeggia come in una fiera; non vi abbaglieranno con luci teatrali e non troverete manichini.
Nel nuovo modo di intendere lo shopping metropolitano la merce non è esposta in funzione del label ma armonicamente distribuita tra i sette piani realizzati all’interno della struttura ottocentesca: non ci sono espositori come ve li aspettereste ma teche, moduli multi-materiale più vicini alla cultura museale che a quella del visual merchandising: strutture di vetro in cui il materiale del rivestimento interno cambia da modulo a modulo, ora grezzo (cemento) ora meno ruvido ma opaco, il tutto bordato da fughe di luce LED dal sapore futuristico.
Questi moduli danno la direzione, accentuano le prospettive e rendono piacevole il gioco di trasparenze tra capi sartoriali, prodotti di design, in cui il personale dello store fluttua (vestito in modo differente ad ogni piano).
Nel Excelsior non troverete un bar… ma un sumpermercato, si con tanto di banco verdura, carne, pesce e altri prodotti ricercati.
A visita conclusa potreste avere la sensazione di aver visitato una mostra o un luogo di culto, di aver vagato per un’architettura piacevole in cui comprare della verdura (al chilo) ma che certo non è un centro commerciale, alla prima visita, forse, non riuscirete a comprare nulla.

Nuova luce al tubino

Fergie @ Billboard Awards

Se non sapete chi sia Quorra vuol dire che questo inverno vi siete persi Olivia Wilde, e la sua attillatissima tuta da biker, nel film di fantascienza Tron Legacy: peccato!
La tuta di Quorra, e in generale di tutti i bikers presenti nel film, ha ri-acceso l’interesse verso l’uso della luce nel mondo del fashion: complice la miniaturizzazione (tecnologie LED e OLED) artisti, stilisti e creativi di tutto il mondo guardano con interesse all’introduzione di elementi luminosi nelle loro produzioni sia per motivi coreografici che funzionali.
Surfando per il web vi imbatterete davvero in tante creazioni artigianali, designer emergenti che hanno coniugato moda e luce in modi differenti… ma troverete anche l’interesse del principale player nel mondo dell’illuminazione: durante lo scorso Billboard Awards in Las Vegas, le curve di Fergie (dopo l’apparizione con un abito LEGO) sono state esaltate dalle linee luminose incorporate nel suo tubino disegnato da Bea Åkerlund.
Sarà forse questo il futuro del quasi centenario tubino Coco Chanel consacrato da Audrey Hepburn?

Da non perdere
Fergie al Billboard Award
Janet Hansen
Lynne Bruning

Dove prima c’erano le cravatte ora c’è…

Trap Light is a lamp designed by Gionata Gatto and Mike Thompson. It's made bwloing glass and inserting in the glass particles of a special mineral that capture the energy of LED bulb and permit to the lamp once off to glow in the dark for 7-8 hours.
TRAP LIGHT Designer: Gionata Gatto e Mike Thompson

Archeologia industriale, una location perfetta per chi vuole proporre nuove idee che raccolgono il buon gusto, la ricerca formale, la diversità culturale e, non possiamo negarlo, la voglia di emergere: si perchè sono proprio i designer emergenti a trovare spazio in una delle mete più suggestive – e mai deludenti – della settimana milanese del mobile: Rossana Orlandi, una sapiente mecenate (tra moda e design), riceve, elabora, giudica, boccia o approva, per poi esporre e vendere, idee e progetti nella sua fucina in cui, nei primi dell’ottocento, si fabbricavano cravatte.
Da sempre, a diverse domande su qual’è il posto più ricco, il meno commerciale, il più eterogeneo, suggestivo e insieme accogliente della settimana targata Design rispondo: Rossana Orlandi.

Nomi noti e sconosciuti, prodotti industriali e artistici, tecnologia e artigianato non compongono uno scenario da bazar ma piuttosto un selezionatissimo spaccato che, a distanza di anni, sembra sempre di più una rara occasione di dare un’occhiata su quello che potrebbe avvenire nei mesi -azzardo anni- successivi.

Sei un architetto? Lo devi conoscere
Sei un designer? Ci devi andare ogni anno
Sei un CoolHunter? Ci dovresti vivere

http://www.rossanaorlandi.com

Loro hanno un’ALTRIDEA

Serena e Feliciano, due giovani e, per quanto ci riguarda, promettenti designer ci hanno raccontato senza veli la loro volontà di creare e produrre altro design per mezzo di un laboratorio creativo che progetta, realizza e vende i suoi prodotti, pensati in due categorie: Lighting e Space.

EASY - Design:ALTRIDEA


La filosofia Altridea sembra avere la peculiarità di facilitare la rivisitazione dello spazio, tramite la possibilità di sfruttarlo secondo le esigenze dell’uomo, esigenze che peraltro, sono in continuo cambiamento: ed ecco scomparire ambienti predefiniti ed oggetti con un unico utilizzo, ma una possibile metamorfosi dello spazio che si vive e degli oggetti che lo compongono, “adattandoli alle necessità o stati d’animo del momento”. Il valore aggiunto dei prodotti sarà quindi la fruibilità mai univoca degli stessi.
Dicono di se stessi:
“Ci piace definire la nostra visione del Design come studiata spensieratezza, che esprime un approccio incentrato sullo studio dei bisogni reali dell’uomo, tramite una progettazione attenta alle risorse naturali e territoriali, per far sì che il prodotto si integri in un’economia sostenibile. I prodotti dovranno avere un grande contenuto di progettazione e design Made in Italy così da poterli collocare in una fascia di mercato di alta qualità, per materiali, tecnologia e contenuti socio culturali, ma allo stesso tempo renderli accessibili per un pubblico sempre più esigente.”

Durante la Design Week milanese hanno esposto le loro produzioni 2011, tutte davvero fedeli alla loro filosofia progettuale.
Quale preferiamo? Senza dubbio EASY!!!

Altridea |Milano, Italy
www.altrideamilano.com

il LED è icona

Prima era il tungsteno ma da ora sarà il LED ad illuminare case, negozi e uffici: i diodi sono definitivamente entrati nella sfera domestica da quando la grande distribuzione ha iniziato a proporre a scaffale lampade LED performanti e a prezzo accessibile.
Alla velocità della “luce” è stata bruciata anche la tappa del upgrade “design oriented”, ancora una volta grazie all’intervento di Alessi (interessante dare un’occhiata ai nomi che ci sono dietro a questa operazione)

E’ sufficiente una lettura un po’ più attenta del lancio fatto dall’azienda di Crusinallo, per leggere una sorprendente strategia e una lungimirante capacità di mettere insieme tanti ingredienti già risultati vincenti in altre operazioni marchiate Alberto Alessi: fenomeni culturali (energy saving), tecnologia (LED) e icone (beh, guardate i nomi dei prodotti)! Per comprendere al meglio il fenomeno, questa volta mi sento di consigliare una lettura non di un’altro post di TRENDshot o di un blogger-coolhunter, ma di un libro… si, carta vera! Design-Driven Innovation

http://www.foreverlamp.eu/
http://www.alessi.it/it/

Io non ti vedo, lo stile mi ha reso cieco – Linda Farrow&Jeremy Scott

Hands sunglasses by Jeremy Scott

Io li ho visti lo scorso fine settimana in uno stand del White, voi li avrete probabilmente intravisti su qualche blog – sono molto gettonati al momento – o indossati da Lady Gaga – avete presente gli occhiali da Minnie alla fine del video di “Paparazzi“-?  Gli occhiali da sole che nascono dalla collaborazione fra Jeremy Scott -quello delle Adidas alate di qualche settimana fa- e Linda Farrow – storico marchio inglese che dagli anni ’70 tratta e realizza occhiali da sole come accessorio fashion (e aver scritto “accessorio fashion” potrebbe uccidere la mia self esteem) – non sono proprio fatti per passare inosservati. Sono decisamente pop, nel senso di popolare, attrattivo, ammiccante ed effimero. Non c’è molto altro da dire. Se mai voleste comprarli li trovate da Colette. E dove altro sennò?

Wings sunglasses by Jeremy Scott

A monster in the fitting room

Se non appartenete alla migliore tradizione milanese, ovvero se i vostri programmi per il fine settimana non sono stati elaborati e confermati già da lunedì, e se avete un paio d’ore libere domani, venerdì 14 gennaio, fra le 19.00 e le 21.00, il mio consiglio è fare un salto da Wok Store, in via Col di Lana 5a, per dare un’occhio alla mostra The Doorz. Il concept store meneghino darà asilo a due illustratori molto bravi, Matt Furie e Will Sweeney, che lo hanno eletto a location ideale per riproporre in Italia la mostra in questione, dopo averla presentata con successo da JaguarShoes a Londra. Vi troverete immersi in un mondo di mostriciattoli pelosi e

figure subumane, che alternativamente cattureranno la vostra attenzione o vi inquieteranno guardandovi con occhio torvo dalle pareti. E già che ci siete potrete approfittare dei saldi, oppure portare a casa una delle t-shirts a tiratura limitata di Sweeney o il set da tè stile Cappellaio matto ideato da Furie, prodotti appositamente  per la mostra.

Se non vi piacciono i salti nel buio vi risparmio la fatica di googolare i  nomi degli artisti. Enjoy&Join!

Will Sweeney: http://alakazamlabel.com/other.html

Matt Furie: http://www.mattfurie.com/


Nati con la camicia

Che la famiglia iPhone e iPad sia nata con la camicia era sotto gli occhi di tutti anche prima che qualcuno gli cucisse addosso un polsino!
iPolso è infatti un polsino in tessuto Oxford proposto da Bagutta come idea per il Natale 2010 per proteggere i vostri smartphone e tablet.
Nello store milanese in via S. Pietro all’Orto, Bagutta, marchio famoso per le sue camice MADE IN ITALY, vi stupirà con questo elegantissimo tecno-gadget con bottone in madreperla e iniziali.

iPolso

Tecnologia e qualità sartoriale sembrano aver trovato un primo punto d’incontro!

http://www.cit-spa.it/

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