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futuro

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Drizzling

Cosa hanno in un comune Christopher Bailey, il marchio Burberry e il gruppo musicale Keane?
Britishness!!!
Il marchio britannico ha voluto festeggiare l’apertura del suo flagship store di Pechino con un evento digitale presso il Beijing Television Centre; oltre mille ospiti ospitati in una location olimpica in cui tecnologia e moda sono salite sul palcoscenico-passerella celebrando il British weather attraverso capi, immagini, performance digitali, musica…

Burberry Beijing from Grand Finale on Vimeo.

Che i Bureau de Style avessero messo gli occhi sulla tecnologia era evidente!!!

il LED è icona

Prima era il tungsteno ma da ora sarà il LED ad illuminare case, negozi e uffici: i diodi sono definitivamente entrati nella sfera domestica da quando la grande distribuzione ha iniziato a proporre a scaffale lampade LED performanti e a prezzo accessibile.
Alla velocità della “luce” è stata bruciata anche la tappa del upgrade “design oriented”, ancora una volta grazie all’intervento di Alessi (interessante dare un’occhiata ai nomi che ci sono dietro a questa operazione)

E’ sufficiente una lettura un po’ più attenta del lancio fatto dall’azienda di Crusinallo, per leggere una sorprendente strategia e una lungimirante capacità di mettere insieme tanti ingredienti già risultati vincenti in altre operazioni marchiate Alberto Alessi: fenomeni culturali (energy saving), tecnologia (LED) e icone (beh, guardate i nomi dei prodotti)! Per comprendere al meglio il fenomeno, questa volta mi sento di consigliare una lettura non di un’altro post di TRENDshot o di un blogger-coolhunter, ma di un libro… si, carta vera! Design-Driven Innovation

http://www.foreverlamp.eu/
http://www.alessi.it/it/

Timelessness

I feel the recession really is having a positive influence on consumer habits and the ‘must have’ ethos surrounding fashion and shopping.  Don’t get me wrong I imagine there are communities facing financial challenges, but I hope the values in my post are taken for their positives and not their negatives.  I believe we should instill into ourselves and our next generations the true value of money and encourage ourselves to purchase timeless classis that are quality pieces that stand the test of time.  It’s a false economy to buy into the cheap throw away fashion.  Building your own style and nurturing your own individuality, whether it be upcycling, recycling, telling a story with your clothes and accessories, ethical buying or even buying new pieces that will last a few seasons, surely is more character building for ourselves and the next generations to come.

This trend has probably been recognised already, considering it’s now being considered as well for the children’s market, as we read about the ’sobriety’ trend suggested by Mudpie.
Note to self:  Wouldn’t it be a fantastic idea if I could use my old denim jeans to make some cool plimsoles

Mudpie : Sobriety – Girls & Boys – Spring/Summer 2011

The material excesses of the pre-recession society are forgotten, in favour of a humble, wholesome existence. Pleasure is found in relationships, community and life experience; a utilitarian revival begins, placing emphasis on style based on authenticity and timelessness instead of conspicuous and needless consumption. The idea of change fills many with hope for a new future founded on simplicity, ethics and wisdom.

Fashion interpretation:

The simple and unfussy design of the Amish lifestyle inspires this trend as a palette of slate and denim blues are coupled with bright American red and hints of clay pink, buttery yellow neutrals, deep burgundy and burnt orange. Silhouettes are modest, with high necklines and low hems reflecting the chaste undertones of life as a pilgrim settler. Layered textures, handcrafted garments and textural contrasts work with ‘prim and proper’ graphics and prints, resulting in a contemporary twist on traditional settler’s clothing. The look incorporates interesting contrasts of fabric and finishes; adornment is kept to a minimum, instead the emphasis is on utilising the charm of unfussy design. The rugged outdoors of the American West is interpreted with a workwear aesthetic. Durable materials reflect an appreciation of industry and manual labour. Distressed finishes and haphazard styling give a tough look, completed with details such as rivets, straps, cinches and angular stitch detail.

iPod Nano a chi? UX+scenario

E’ stato Steve Jobs, come sempre succede in casa Apple, a presentare il primo iPod Nano estraendolo dalla tasca più piccola dei suoi jeans (la quinta tasca!), quella pochette minuscola in cui si può riporre l’accendino e che originariamente serviva per riporre l’orologio da tasca: il Nano di allora aveva puntato tutto sulle dimensioni ridotte!

Con il nuovo Nano quali sono i vantaggi?

Certo non è più piccolo di tanti altri lettori musicali ma ha una caratteristica che potrebbe far permeare le vere intenzioni di Apple: il video!

Sorvolando sull’aspetto multitouch, firma ormai consolidata sui prodotti Made in Cupertino, il video potrebbe aiutarci a costruire uno scenario futuribile per i prodotti futuri; si, presumo ci sia uno scenario, considerando Apple una azienda sempre molto lungimirante ed attenta alla creazione dello stesso mediante lanci schedulati e prodotti molto “pesati” in termini di performance e comunicazione. Tutte i device di nuova generazione ci hanno permesso di interfacciarci con la rete, con i social network e di accedere a notizie e contenuti, aprendoci a contatti spesso geograficamente lontani: ad oggi è facile condividere informazioni con chiunque sia all’interno della nostra rete (Messenger è stato tra i primi a permettere di mostrare ai nostri contatti, il brano in ascolto sul nostro computer).

ipod nano 4 new nuovo video

Una barriera incredibile è stata così superata e ci ha permesso di interagire secondo dinamiche che seguono una evoluzione ancora imprevedibile…

Ad oggi la difficoltà più grande resta quella di interagire quando le distanze sono minime (per la prossemica siamo nello spettro di quella che Edward T. Hall avrebbe definito distanza personale) e credo che il nuovo device Apple ci potrebbe aiutare in questo: proviamo ad immaginarlo come una spilla, come una cornice digitale, come un accessorio che appendiamo al collo o posizioniamo sui nostri indumenti.

Potrebbe diventare davvero il display, la superficie in grado di farci comunicare con chi ci è vicino, condividendo, o forse sarebbe il caso di fare un passo nel passato e dire mostrando, immagini relative al brano che stiamo ascoltando, al nostro status del momento, ai nostri gusti, interessi e desideri, magari mediante applicazioni sviluppate dalla folla di sviluppatori che circondano il marchio americano. Il nostro “personal display diventerà occasione di incontro in diversi momenti della nostra vita quotidiana, permettendoci di superare quella barriera di diffidenza o indecisione che spopola negli ambienti metropolitani?

Fosco Giulianelli across Europe

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