Questa volta un articolo presente nella mia whish list personale.
I guanti Agloves non hanno nessun appeal, anzi in quanto a soddisfazione estetica stanno decisamente a zero. Sono un articolo squisitamente funzionale. Perchè? Ora ve lo spiego…
Diciamocelo: le previsioni meteorologiche dicono che il freddo vero, quello che ti fa cadere naso, orecchie e dita, è finalmente alle porte, per cui il problema comune – e davvero capitale – è come continuare ad usare impunemente i nostri smartphone (non tutti hanno l’Iphone, non storcete il naso!) senza perdere l’uso delle dita.
Personalmente la questione mi affligge tantissimo…e questi guanti mi cambieranno la vita! Potrò continuare imperterrita a smanettare col telefono per strada, continuando ad ignorare il rischio di perdere la vita causa distrazione perenne…
Non mi dilungherei in spiegazioni tecniche sul funzionamento dei touch screen e dei magici Agloves – schermi capacitivi, nylon rivestito d’argento etc -…mi limiterò a provarli…
Chi me li regala?
Non vi accalcate!
“Non so con quali armi si combatterà la terza guerra mondiale [Albert Einstein, 1943] ma la guerra tra Apple e Adobe si combatte anche con i linguaggi di programmazione per il web!
Proprio ieri, in metropolitana, mi sono imbattuto nell’ennesimo “ponte d’oro” alla tecnologia di Cupertino: HTML5
HTML5 non è solo un linguaggio, ma è lo strumento che ha permesso al volto di Lapo di muoversi animato (o ri-animato visti i passati episodi!) anche sul display retina del mio vicino. Sembrava che l’animazione e la grafica vettoriale , vista l’incompatibilità tra Apple e Flash, non sarebbero velocemente sbarcate sui device Apple ma lo sviluppo repentino del linguaggio, tanto supportato anche da Google, ha accorciato i tempi.
Il sito di Lapo regala un’interazione incredibile, con dinamiche di navigazione intuitive e divertenti, e un utilizzo insolito del background come superficie di riproduzione: certo lo sguardo e i movimenti del rampollo di casa Agnelli sono semplici e molto vicini ad una performance artistica ma l’effetto è garantito! - http://lapoelkann.com -
Credits da esplorare:
DODICITRENTA http://www.dodicitrenta.com/
SOUND IDENTITY http://soundidentity.com/
S2K AGENCY http://www.s2kagency.com/ita/portfolio.php
Era il 1851 quando un famoso costruttore di serre, Richard Paxton, propose una variante per il palazzo delle esposizioni a Londra: nasce così il Crystal Palace, pietra miliare dell’industrial design. Si, pare proprio che per alcuni studiosi, la data di nascita dell’industrial design coincida con la costruzione del palazzo che avrebbe ospitato la sede dell’Esposizione Universale.
La passione per il vetro è rinata più recentemente con Swarowsky, che non a caso ha utilizzato l’evocativo nome dell’edificio, durante lo scorso Fuori Salone (2010)
E adesso il cristallo si mette al servizio della tecnologia, e lo fa affiancandosi ad uno dei game changer del panorama del design globale: iPOD
CalypsoCrystal ha infatti “rilasciato” CrystalDock, la stazione per l’ iPhone di cristallo pregiato che ricarica iPhone e lo sincronizza con il laptop. I dock sono lo stato dell’arte del cristallo artigianale che si distingue in Europa per la qualità della lavorazione di cristallo pregiato da oltre 300 anni.
on-line su www.calypsocrystal.com.
CrystalDock viene lavorato a mano e levigato alla perfezione per così tenere sempre alla portata di mano il vostro prezioso iPhone o iPod touch: pensate ci vogliono giorni e più di 15 paia di mani per produrre un CrystalDock unico.
Crystal dock

La voglia di musica è esplosa, su questo nessuno ha più dubbi; è successo tutto attraverso un percorso che, nel giro di pochi anni, ci ha riportato ad ascoltare, scambiare, comprare e consumare musica con lo stesso vigore degli anni in cui sono stati introdotti i principali supporti e device musicali: grammofono, vinile, mc, ghetto blaster, walkman, cd, minidisc (?), mp3, ipod!
Adesso che lo standard audio MP3 sembra aver consolidato il ruolo di promotore della diffusione di musica e che lo scontro sui device elettronici tascabili è stato nettamente vinto dal brand della click wheel, siamo entrati nel vivo di una nuova bagarre sul tema della musica tascabile: chi e cosa deve portare la musica dalla tasca alle orecchie?
In principio i minimali auricolari Apple, dallo stile tanto anonimo da essere stato una calamita per i male intenzionati, sembravano aver segnato la via della riduzione di ingombro misto a qualità media della diffusione; poi è venuto il tempo delle più ingombranti cuffie con clip per le orecchie, figlie di quella necessità di fare a tutti i costi sport (anche se correre su di un tapis roulant non è proprio sport!) ascoltando musica.
Mercato maturo, necessità di distinguersi e desiderio di maggiore qualità del suono hanno di recente fatto migrare l’attenzione dei produttori (se supponiamo che sia il mercato a guidare i consumi e non i consumi a guidare il mercato!) verso un MEGA trend, visto che staimo parlando delle cuffie “sovraurali e circumaurali”: si tratta di cuffie molto ampie che possono arrivare a coprire completamente l’orecchio per garantire un ascolto più “pieno”, senza disturbi esterni e magari anche senza quel fastidioso dolore tipico delle cuffie auricolari.
Prima era prerogativa dei DJ indossare queste morbidissime cuffie, poi anche musicisti e puristi dell’audio… dopo ancora sono sbarcate wireless (derise!) sulle poltrone di mezzo mondo sulla testa di nonni dall’udito non più perfetto; adesso le trovate dappertutto, POP in tutti i colori, giganti e decorate con Swarovski.
Intanto c’è chi si muove su terreni inesplorati dell’amplificazione, una sorta di MOBILE MUSIC: il riferimento è SHAKE , un prodotto USA pensato per chi proprio della musica ce l’ha in testa, sempre!!!
Possiamo discutere delle esperienze dell’ilozoismo o fare collegamenti dotti al monismo, ma quello che è certo è che l’uomo ha da sempre voglia di gestire la vita, l’essenza, il flatus vitae. Forse in cerca di un maggiore potere, forse nella ricerca incessabile delle proprie origini materiche, l’essere umano si confronta, fin dalla notte dei tempi, con la vita e spera di esclamare, come Dottor Frederick Frankenstein, il suo: <<Si può fare!>>.
Ad oggi l’attenzione verso l’argomento non sembra scemare, tuttavia è possibile identificare una brusca virata o, se volete, un ampliamento del ventaglio di possibilità con cui mettere in pratica questo gesto “creativo” (creare, creato, creatore): la tecnologia. Questo blog è una creatura che in qualche modo vive la sua vita, un robot è un oggetto che compie azioni e conduce una sua esistenza, un suo ciclo di vita.
La chiave di volta in questo senso è stata distribuita open source: si chiama Arduino. Wired Italia ne parla con dettagliata passione nel suo blog e negli ultimi numeri magazine; vi basterà dare un’occhiata per capire che stiamo parlando di una scheda, un circuito stampato e di un linguaggio di programmazione in grado di gestire oggetti, creare interazioni… insomma, dare vita alle cose utilizzando la vostra creatività (torna il creare) e un pc. La sensazione di controllo è infinita, avete tra le mani uno strumento in grado di comandare sugli oggetti, sulle funzioni e sulle caratteristiche degli stessi; ci sono elementi in comune con il Tamagotchi e con mille altri gadget del XX secolo ma la cosa che rende unico Arduino è quella di mettervi nella condizione di essere liberi di scegliere cosa fare, una sensazione che devono aver provato anche i progettisti di Hylozoic ground, una installazione canadese presente alla Biennale di Venezia 2010 (ne parla anche la CBC).
Siamo stati alla Biennale (guarda la gallery) e si tratta di componenti plastici che formano una giungla sintetica, fittissima e apparentemente immobile ma, man mano che ci si addentra, si scopre che questa giungla è composta da una miriade di organismi meccanici controllati da un circuito che ne gestisce l’operatività: siete immersi tra tecno-piante progettate dall’uomo in grado di interagire, muoversi, sintetizzare, emettere rumori, affascinare!
Non potrebbe essere questa la nuova frontiera della creazione umana?