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Tecnologia

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Xmas Gift guide #2 – Agloves, mai più senza.

Questa volta un articolo presente nella mia whish list personale.

I guanti Agloves  non hanno nessun appeal, anzi in quanto a soddisfazione estetica stanno decisamente a zero. Sono un articolo squisitamente funzionale. Perchè? Ora ve lo spiego…

Diciamocelo: le previsioni meteorologiche dicono che il freddo vero, quello che ti fa cadere naso, orecchie e dita, è finalmente alle porte, per cui il problema comune – e davvero capitale – è come continuare ad usare impunemente i nostri smartphone (non tutti hanno l’Iphone, non storcete il naso!) senza perdere l’uso delle dita.

Personalmente la questione mi affligge tantissimo…e questi guanti mi cambieranno la vita! Potrò continuare imperterrita a smanettare col telefono per strada, continuando ad ignorare il rischio di perdere la vita causa distrazione perenne…

Non mi dilungherei in spiegazioni tecniche sul funzionamento dei touch screen e dei magici Agloves – schermi capacitivi, nylon rivestito d’argento etc -…mi limiterò a provarli…

Chi me li regala?
Non vi accalcate!

Anno ZERO


Gli ultimi due anni sono stati sconvolti, mediaticamente parlando, dal fenomeno dei social media: una mutazione rapida e spesso imprevedibile ha interessato tutti i settori, sconvolgendo modelli e concetti (la memetica è al lavoro anche su questo), costringendo business e vita sociale a re-inventarsi in maniera non sempre eccellente: il profeta digitale David Shing sostiene che Facebook sia il luogo in cui accumulare amici e Twitter il luogo in cui identificare quelli che vorremmo fossero nostri amici (forse non serviva un profeta per capire questo?). Sono queste alcune delle dinamiche che hanno portato a definire nuovi strumenti che permettono di classificare, raggruppare e ghettizzare la folla di amici che popolano il nostro FB, specie se consideriamo che la parola d’ordine per il prossimo futuro sarà condividere in maniera involontaria tutto, o quasi, sulla nostra bacheca.
Per mettere al sicuro la nostra vita e assicurare accessi controllati alla nostra memoria storica, la Timeline, saranno sempre più frequenti epurazioni del portfolio amici. La gara verso il Guinnes del numero di amici è finita, la nuova frontiera sembra essere la riconquista di una nuova verginità digitale: una cancellazione totale dei contatti per poi ricostruire un portfolio fatto di selezionati amici, con cui davvero vogliamo condividere qualcosa, e non soltanto un “mi piace” ormai troppo spesso dettato dalla social-etichetta.

Drizzling

Cosa hanno in un comune Christopher Bailey, il marchio Burberry e il gruppo musicale Keane?
Britishness!!!
Il marchio britannico ha voluto festeggiare l’apertura del suo flagship store di Pechino con un evento digitale presso il Beijing Television Centre; oltre mille ospiti ospitati in una location olimpica in cui tecnologia e moda sono salite sul palcoscenico-passerella celebrando il British weather attraverso capi, immagini, performance digitali, musica…

Burberry Beijing from Grand Finale on Vimeo.

Che i Bureau de Style avessero messo gli occhi sulla tecnologia era evidente!!!

il LED è icona

Prima era il tungsteno ma da ora sarà il LED ad illuminare case, negozi e uffici: i diodi sono definitivamente entrati nella sfera domestica da quando la grande distribuzione ha iniziato a proporre a scaffale lampade LED performanti e a prezzo accessibile.
Alla velocità della “luce” è stata bruciata anche la tappa del upgrade “design oriented”, ancora una volta grazie all’intervento di Alessi (interessante dare un’occhiata ai nomi che ci sono dietro a questa operazione)

E’ sufficiente una lettura un po’ più attenta del lancio fatto dall’azienda di Crusinallo, per leggere una sorprendente strategia e una lungimirante capacità di mettere insieme tanti ingredienti già risultati vincenti in altre operazioni marchiate Alberto Alessi: fenomeni culturali (energy saving), tecnologia (LED) e icone (beh, guardate i nomi dei prodotti)! Per comprendere al meglio il fenomeno, questa volta mi sento di consigliare una lettura non di un’altro post di TRENDshot o di un blogger-coolhunter, ma di un libro… si, carta vera! Design-Driven Innovation

http://www.foreverlamp.eu/
http://www.alessi.it/it/

Lapo: faccia a faccia con HTML5 (visto su iPhone)

“Non so con quali armi si combatterà la terza guerra mondiale [Albert Einstein, 1943] ma la guerra tra Apple e Adobe si combatte anche con i linguaggi di programmazione per il web!

Proprio ieri, in metropolitana, mi sono imbattuto nell’ennesimo “ponte d’oro” alla tecnologia di Cupertino: HTML5

HTML5 non è solo un linguaggio, ma è lo strumento che ha permesso al volto di Lapo di muoversi animato (o ri-animato visti i passati episodi!) anche sul display retina del mio vicino. Sembrava che l’animazione e la grafica vettoriale , vista l’incompatibilità tra Apple e Flash, non sarebbero velocemente  sbarcate sui device Apple ma lo sviluppo repentino del linguaggio, tanto supportato anche da Google, ha accorciato i tempi.

Il sito di Lapo regala un’interazione incredibile, con dinamiche di navigazione intuitive e divertenti, e un utilizzo insolito del background come superficie di riproduzione: certo lo sguardo e i movimenti del rampollo di casa Agnelli sono semplici e molto vicini ad una performance artistica ma l’effetto è garantito!  -  http://lapoelkann.com -

Lapo Elkann | website

Credits da esplorare:

DODICITRENTA http://www.dodicitrenta.com/

SOUND IDENTITY http://soundidentity.com/

S2K AGENCY http://www.s2kagency.com/ita/portfolio.php

Crystal!

Era il 1851 quando un famoso costruttore di serre, Richard Paxton,  propose una variante per il palazzo delle esposizioni a Londra: nasce così il Crystal Palace, pietra miliare dell’industrial design. Si, pare proprio che per alcuni studiosi, la data di nascita dell’industrial design coincida con la costruzione del palazzo che avrebbe ospitato la sede dell’Esposizione Universale.

La passione per il vetro è rinata più recentemente con Swarowsky, che non a caso ha utilizzato l’evocativo nome dell’edificio, durante lo scorso Fuori Salone (2010)

http://www.designmag.it/articolo/fuori-salone-2010-swarovski-crystal-palace-design-di-cristallo/2449/

E adesso il cristallo si mette al servizio della tecnologia, e lo fa affiancandosi ad uno dei game changer del panorama del design globale: iPOD

CalypsoCrystal ha infatti “rilasciato” CrystalDock, la stazione per l’ iPhone di cristallo pregiato che ricarica iPhone e lo sincronizza con il laptop. I dock sono lo stato dell’arte del cristallo artigianale che si distingue in Europa per la qualità della lavorazione di cristallo pregiato da oltre 300 anni.

on-line su www.calypsocrystal.com.

CrystalDock viene lavorato a mano e levigato alla perfezione per così tenere sempre alla portata di mano il vostro prezioso iPhone o iPod touch: pensate ci vogliono giorni e più di 15 paia di mani per produrre un CrystalDock unico.

Crystal dock


Nota: La differenza tra cristallo e vetro è che il primo contiene ossido di piombo, il che aggiunge magnifici effetti ottici ed una diffusione speciale della morbidezza della luce.
Il cristallo può essere tagliato, lucidato e successivamente trattato, in quanto non si frattura così facilmente come il vetro.

Crystal dock - lavorazione
Crystal dock – lavorazione

Hai detto faccia (FACE)? Ora mi paghi i diritti!

Nuovo marchio registrato FACE

Mark Zuckerberg o è veramente un genio o è uscito decisamente di testa, ultima novità? Vuole comprare la parola: “Face” per farla diventare un marchio registrato! La pratica secondo l’ufficio brevetti è fattibile, bastano due cose fondamentali: primo un bel po’ di soldi e questo non è un problema, secondo una motivazione “vera” per spiegare il motivo dell’acquisto e questo, per ora, sembra sia l’unico vero ostacolo, visto che non si è ancora ben capito il motivo per cui Zuckerberg abbia preso questa illuminante decisione!

Divertente è immaginare che il “profilo” di Mark Zuckerberg, l’inventore di facebook, per molti fosse ancora sconosciuto prima dell’arrivo del film “The Social Network” che ha reso pubblico una personalità e un carattere decisamente opposti rispetto a quello che ci si aspettava.
Immagine di Mark
La critica cinematografica lo ha definito così: “L’uomo che ha dato alla parola “amico” un altro significato, più allargato e lieve, alla fine della sua ascesa economica e sociale è solo…. e una delle spinte più forti nella sua corsa non è stato tanto il desiderio di arrivare, quanto la frustrazione sociale.”
The Social Network si può definire il primo film a riportare senza mezzi termini e in maniera più naturale possibile un dato di fatto della modernità, discutibile o non, che la vita in rete per una buona parte del “mondo” ha ugual importanza della vita reale. Un dato preoccupante? Per ora Mark Zuckerberg ha solo una cosa in testa e a quanto pare ci è riuscito anche questa volta.
Giusto per curiosità? Sapete cosa ha dichiarato all’ufficio marchi e brevetti per registrare “face” leggete: “Servizi di telecomunicazione, vale a dire chi fornisce online chat room e bacheche elettroniche per la trasmissione di messaggi tra utenti di computer nel campo generale di interesse relativo all’oggetto sociale e di intrattenimento, con nessuna relazione alla motorizzazione o alle automobili”
Un po’ come aveva fatto negli anni ’80 windows (finestra)? Ricordate quando incominciò la rivoluzione del sistema operativo.. Probabilmente il giovane faccialibro incomincia a temere la concorrenza!

Piccole cuffie crescono!

Posermag e le sue cuffie

La voglia di musica è esplosa, su questo nessuno ha più dubbi; è successo tutto attraverso un percorso che, nel giro di pochi anni, ci ha riportato ad ascoltare, scambiare, comprare e consumare musica con lo stesso vigore degli anni in cui sono stati introdotti i principali supporti e device musicali: grammofono, vinile, mc, ghetto blaster, walkman, cd, minidisc (?), mp3, ipod!

Adesso che lo standard audio MP3 sembra aver consolidato il ruolo di promotore della diffusione di musica e che lo scontro sui device elettronici tascabili è stato nettamente vinto dal brand della click wheel, siamo entrati nel vivo di una nuova bagarre sul tema della musica tascabile: chi e cosa deve portare la musica dalla tasca alle orecchie?

In principio i minimali auricolari Apple, dallo stile tanto anonimo da essere stato una calamita per i male intenzionati,  sembravano aver segnato la via della riduzione di ingombro misto a qualità media della diffusione; poi è venuto il tempo delle più ingombranti cuffie con clip per le orecchie, figlie di quella necessità di fare a tutti i costi sport (anche se correre su di un tapis roulant non è proprio sport!) ascoltando musica.

Mercato maturo, necessità di distinguersi e desiderio di maggiore qualità del suono hanno di recente fatto migrare l’attenzione dei produttori (se supponiamo che sia il mercato a guidare i consumi e non i consumi a guidare il mercato!) verso un MEGA trend, visto che staimo parlando delle cuffie “sovraurali e circumaurali”: si tratta di cuffie molto ampie che possono arrivare a coprire completamente l’orecchio per garantire un ascolto più “pieno”,  senza disturbi esterni e magari anche senza quel fastidioso dolore tipico delle cuffie auricolari.

Prima era prerogativa dei DJ indossare queste morbidissime cuffie, poi anche musicisti e puristi dell’audio… dopo ancora sono sbarcate wireless (derise!) sulle poltrone di mezzo mondo sulla testa di nonni dall’udito non più perfetto; adesso le trovate dappertutto, POP in tutti i colori, giganti e decorate con Swarovski.

Intanto c’è chi si muove su terreni inesplorati dell’amplificazione, una sorta di MOBILE MUSIC: il riferimento è SHAKE , un prodotto USA pensato per chi proprio della musica ce l’ha in testa, sempre!!!

Tunebug Shake - Surround sound for your head

Esistono altre forme di vita

Hylozoic ground - Biennale di Venezia 2010

Possiamo discutere delle esperienze dell’ilozoismo o fare collegamenti dotti al monismo, ma quello che è certo è che l’uomo ha da sempre voglia di gestire la vita, l’essenza, il flatus vitae. Forse in cerca di un maggiore potere, forse nella ricerca incessabile delle proprie origini materiche, l’essere umano si confronta, fin dalla notte dei tempi, con la vita e spera di esclamare, come Dottor Frederick Frankenstein, il suo: <<Si può fare!>>.

Ad oggi l’attenzione verso l’argomento non sembra scemare, tuttavia è possibile identificare una brusca virata o, se volete, un ampliamento del ventaglio di possibilità con cui mettere in pratica questo gesto “creativo” (creare, creato, creatore): la tecnologia. Questo blog è una creatura che in qualche modo vive la sua vita, un robot è un oggetto che compie azioni e conduce una sua esistenza, un suo ciclo di vita.

La chiave di volta in questo senso è stata distribuita open source: si chiama Arduino. Wired Italia ne parla con dettagliata passione nel suo blog e negli ultimi numeri magazine; vi basterà dare un’occhiata per capire che stiamo parlando di una scheda, un circuito stampato e di un linguaggio di programmazione in grado di gestire oggetti, creare interazioni… insomma, dare vita alle cose utilizzando la vostra creatività (torna il creare) e un pc. La sensazione di controllo è infinita, avete tra le mani uno strumento in grado di comandare sugli oggetti, sulle funzioni e sulle caratteristiche degli stessi; ci sono elementi in comune con il Tamagotchi e con mille altri gadget del XX secolo ma la cosa che rende unico Arduino è quella di mettervi nella condizione di essere liberi di scegliere cosa fare, una sensazione che devono aver provato anche i progettisti di Hylozoic ground, una installazione canadese presente alla Biennale di Venezia 2010 (ne parla anche la CBC).

Siamo stati alla Biennale (guarda la gallery) e si tratta di componenti plastici che formano una giungla sintetica, fittissima e apparentemente immobile ma, man mano che ci si addentra, si scopre che questa giungla è composta da una miriade di organismi meccanici controllati da un circuito che ne gestisce l’operatività: siete immersi tra tecno-piante progettate dall’uomo in grado di interagire, muoversi, sintetizzare, emettere rumori, affascinare!

Non potrebbe essere questa la nuova frontiera della creazione umana?

triKINI: il costume in 3D [fashion]

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