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Charlie fa surf. Ed io anche. # 19 – Fabian Ciraolo

Il surf di Charlie ha rischiato di affondare causa inchini alla pigrizia, e fare la fine della Costa Concordia. Ha scampato il pericolo grazie ad un’onda lunghissima, che lo ha trasportato fino alle coste del Cile, dove si è imbattuto nelle illustrazioni di Fab Ciraolo, giovanissimo disegnatore di Santiago.

E il caro vecchio Charlie si è trovato catapultato nell’universo di un bravissimo mashupparo – bel neologismo, no? -, fissato con gli sfondi nebulosi e indefiniti tipo Via Lattea –  fanno un po’ science fiction degli anni ’60 – ,che usa per incorniciare figure di stampo decisamente pop.

Più che personaggi veri e propri, le creature di Ciraolo sono deliziosi intrecci di citazioni, attinte da un immaginario – innegabilmente fashion – che l’artista condivide con il suo pubblico. E così ci troviamo di fronte ad una galleria di personaggi della storia recente, cartoni animati degli anni ’80 – He-men coi calzoni a quadri, tanto per citarne uno -, icone di vario genere e a vario titolo – da Frida Khalo, ai Daft Punk, al buon Gesù -, che mescolati insieme creano una texture leggera e accattivante. Il tutto condito da un appeal decisamente retrò.

E ormai lo abbiamo imparato: il retrò è lo zucchero filato dei nostri personali luna park.

 

Charlie fa surf. Ed io anche. # 18 – George Condo

Eccoci qui, primo post del 2012. Ad essere sinceri, durante queste vacanze Charlie ha più che altro navigato fra divani. Fra una chiacchiera e l’altra, un panettone e un torrone, ad un certo punto mi sono trovata a parlare di foulard e della copertina dell’ultimo album solista di Kanye West, My beautiful dark twisted fantasy, e, inaspettatamente, dell’artista che l’ha realizzata, George Condo. Lungi dall’essere uno sconosciuto, il nostro è pittore e scultore, in attività dagli anni ’80, ed ha esposto in istituzioni museali importantissime, dal MOMA di New York, fino alla TATE Modern di Londra.

 Spulciando fra le sue opere viene a galla un universo un po’ inquietante, fatto di personaggi – veri o di fantasia – che rivelano il loro lato oscuro con una certa leggerezza, come se non ci fosse nessuna distanza fra la superficie della tela e il fondo nero del pozzo delle loro anime. Figure spigolose e multiformi, sproporzionate e a tratti buffe. Come se nella sua testa Condo avesse deciso di cercare di sperimentare cosa sarebbe stato se Picasso avesse deciso di darsi cartoni animati e si fosse messo a lavorare sui personaggi di Hanna-Barbera.

By George Condo

 

 

Painting by George Condo

Painting by George Condo

Painting by George Condo

 

 

Charlie fa surf. Ed anche io. # 17 – Mike Force Illustration

Numero 17. Questo si che segna il giro di boa! Sarà la boa del male? La boa del bene? O forse boh? (cit. Roberta Bruzzone, criminologa).

La scoperta del giorno è Mike Force, illustratore e grafico americano con base a Seattle.

Non chiedetemi come ci sono arrivata, ma lasciatevi catturare dai suoi personaggi vagamente MTV, a metà fra Beavis&Butthead e Daria, che disegnano un’America un po’ freak e outsider, con la barba ispida, i peli sulla schiena, i rotoli di carne che debordano dai pantaloni e una certa sfiga nelle relazioni interpersonali.

Per intenderci, l’America sfigata ritratta nei don’ts di Vice Magazine.  Salvo poi essere riammessa nei ranghi della coolness sulle pagine di The L Magazine, una specie di Zero della Grande Mela- mutatis mutandis, ovvero centuplicate le possibilità -.

Nel caso vogliate essere sempre up to date, date un’occhio ogni tanto al Tumblr di Mike. Altrimenti affidatevi al ricordo persistente e imperfetto che vi lascerà la prima incursione fra i suoi lavori.

Mike Force Illustration

Mike Force Illustration

Mike Force illustration

Mike Force Illustration

Mike Force IllustrationMike Force Illustration

 

Charlie fa surf. E anche io. #16 – Lauren Mortimer

Come sempre parte tutto da una t-shirt. Faccio il mio giro abituale su Supersuperficial – ne parleremo prima o poi – per vedere che cosa c’è di nuovo dall’ultima volta, e mi imbatto in questa stampa che mi ricorda tanto la locandina di “Ogni cosa è illuminata“, un ragazzino con degli strani occhiali e uno strano copricapo. Molto vintage, molto corsa allo spazio, ascendenza fifties direi. Mi incuriosisce. L’autrice della stampa è una illustratrice inglese, Lauren Mortimer. Il primo impatto con il suo sito conferma la sensazione: un televisore oldfashioned dal cui schermo sbuca fuori una serie di uccelli. Niente di aggressivo o variopinto stile fauna della foresta pluviale. Siamo semplicemente introdotti in un’universo fermo ad una cinquantina d’anni fa, popolato di bambini, uomini  e animali – o bizzari incroci fra le tre categorie – con un lato oscuro, qualcosa di torbido che affiora sotto la superficie così glossy e patinata. Un potente attivatore di immaginazione. O anche: nostalgia, che moda.

Lauren Mortimer designLauren Mortimer design

Lauren Mortimer designLauren Mortimer design

Lauren Mortimer design

 Lauren Mortimer design

Charlie fa surf. Ed io anche. #15 – Nunettes

File under: totally unnecessary. E probabilmente anche: di dubbio gusto.

Parliamo di occhiali da sole, o meglio occhiali da show off. Nunettes, straight from Paris. L’accessorio perfetto per non passare inosservati, soprattutto se vi esponete ai riflessi tremolanti e argentei di una disco ball. Certo un passo avanti rispetto agli occhiali a specchio indossati in pista. E fra l’altro nemmeno costosi, una cosa così, per fare gli scemi, il regalo buffo all’amico simpatico.

O anche, una volta che dallo shop online saltiamo al blog, una marchetta davvero stilosa. Utilizzo hip, gadget perfetto per il party di Vogue France, per Benicio Del Toro sotto i flash al Festival di Cannes, per Snoop Dogg in gita  a Oslo. O delizioso retro-fetticio, come nella serie realizzata in collaborazione con Otaku.

Una sola domanda in sospeso: ma come ci si vede attraverso quelle lenti parlate?

NunettesNunettesNunettesNunettes

NunettesNunettes CAPPELLERIA www.cappelleria.com

Charlie fa surf. Ed io anche. #14 – Thgallery

Magliette, sempre magliette, fortissimamente magliette. Scomodo e parafraso il caro vecchio  Alfieri per sottolineare la dedizione e la caparbia con cui solco le acque placide del web alla ricerca di nuove emozioni stampate su cotone. Questa volta la mia nave s’è avventurata lungo la Senna fino a raggiungere le morbide sponde di Thgallery, il progetto di Benjamin&Antoine, due ragazzotti nati nei primi anni ’80 e cresciuti a suon di skateboard, street art e musica rap e approdati all’industria tessile  con l’intenzione di abbinare etica ed estetica – parole loro, big ideal -.

Il concept, poi, alla fine,  è  una cosa del tipo “to bring art into everyday life” e quindi abbiamo a che fare con grafiche commissionate a giovani designer – il nome più ricorrente è quello di Laurent Desgrange -, con una decisa impronta pop – pastiche! tutto dentro! peschiamo anche dai ’90! -, prodotti rigorosamente made in France e un package davvero delizioso. E con davvero delizioso intendo che mi piace un sacco: le t-shirt sono impacchettate come fossero 33 giri, con tanto di copertina che riproduce la stampa della maglietta. Il tutto firmato e numerato. Si avete capito bene, tiratura limitata.

Pronti, ai blocchi, partenza, via.

 

Thgallery t-shirt

Thgallery t-shirtThgallery t-shirtT-shirt by THgalleryThgallery t-shirtT-shirt by THgallery

Charlie fa surf. E io anche. #13 – Comé Verdura

Il numero 13. Ho quasi pensato di saltarlo. Salvo poi ricordarmi che di solito è il 17 la bestia nera, e che il 13 è inappropriato solo se è il numero dei commensali. Vabbè… bando alle ciance…a che età avete imparato ad apprezzare quell’universo colorato e multiforme che possiamo etichettare come “verdura”? Per quanto precoci possiate essere stati, sicuramente non avete approcciato ortaggi&co con lo stesso estro di Lucas Savelli, 22 anni – sic! -, designer con residenza Buenos Aires. Lucas lavora con il nome di Comé Verdura, o semplicemente Verdura, e si diletta nella produzione di t-shirt stampate che vende attraverso la sua pagina Facebook…partendo da un classico  ”Sexo, Verdura & Rock’n'roll” – versione per intestini pigri e/o losangelini della beneamata triade “sesso, droga&rock’n'roll”-, il ragazzo è arrivato a sfornare una serie di illustrazioni che convertono in comuni verdurine e similaria delle ingrombrantissime icone pop – con tanto di nome appropriato alla mutazione -. Per non essere da meno riassumerei così l’operazione: pop-mashed-potatoes.

PS: Per la serie completa vi rimando al profilo Flickr.

 

 

 

Graphic by ComeVerduraCharacter by Come VerduraCharacters by VerduraCharacter by VerduraCharacter by VerduraCharacter by VerduraT-shirt graphic by Verdura

 

 

 

Charlie fa surf. Ed io anche. # 12 – Keira Rathbone

Ammetto di essermela presa comoda, perdendomi in una pausa estiva degna delle vacanze che facevo alle elementari. Con grande sprezzo del folklore popolare – di venere e di marte nè si parte né si dà inizio all’arte, do you remember?  -, decido anche di riprendere un qualsiasi martedì di settembre…

E mentre in città impazza la frenesia della settimana della moda, nell’alveo accogliente composto dalla combo letto-computer, scopro l’arte very old-fashioned di Keira Rathbone. La signorina in questione è un’illustratrice inglese che non sa che farsene della tavoletta grafica o di carta e matite varie: i suoi ferri del mestiere sono macchine da scrivere! Picchiettando a lungo e con foga  sui tastini bianchi – una media di 90 ore per opera! – , come una delle segretarie di Mad Man – ed il look è quello -, Keira sforna ritratti, paesaggi e architetture dai dettagli impressionanti. La chiave dei lavori è  l’accumulazione di caratteri, che si incrociano, si fondono e si sfumano a formare il tessuto delle immagini.

Doppio thumb up per l’idea sghemba e la capacità immaginifica…che l’hanno portata lontano, addirittura fino a ricevere l’incarico di realizzare un ritratto per il super brand .

Let’s have a look!

 

Keira-Rathbones-cover-for-Obama-Music-by-Bonnie-Greer

 

 

 

Kate Moss by Keira Rathbone

Record player by Keira RathboneKeira Rathbone

 

Charlie fa surf. E io anche. #11 – Getting Upper

Non ho memoria dei miei primi approcci con l’alfabeto. Eppure mi piacerebbe davvero ricordare come ho imparato a tracciare quei segni e come da segni ho imparato a trasformarli in significato. Questa sviolinata virata al nostalgico – me la potevo risparmiare? – per introdurre la scoperta dello scorso fine settimana, ovvero Getting Upper. Si tratta di un progetto che coinvolge ventisei fra grafici e artisti californiani, ad ognuno dei quali è stato chiesto di reinterpretare una lettera dell’alfabeto, una specie di indagine su come tipografia, design e comunicazione siano osmoticamente legate alle teorie sulla decostruzione e all’esperienza visiva della street art. “Getting upper” nel senso di distaccarsi dalla storia e dalle convenzioni tipografiche e di forma-sostanza, dalla leggibilità del segno.I lavori si possono vede sul sito internet e presso il Museum of California Art di Pasadena (fino al 4 settembre 2011). Per ogni lettera sono stati stampati poster a tiratura limitata – 100 ciascuna – in vendita presso lo shop del museo. Lasciatevi confondere.

Letter H by Michael Worthington

Letter X by Justine Mendoza

Letter Y by Lisa Anne Auerbach

Charlie fa surf. E anche io. #10 – Howmanytshirt

 

Howmanytshirt

Anche questo fine settimana niente surfate sul web. C’è stato il sole, non c’era afa e soprattutto ieri era l’ultima domenica del mese. Non vi viene in mente nulla? Qui a Milano c’è il Mercatone dell’antiquariato sui Navigli…imperdibile il passaggio in via Casale e in via Corsico, straboccanti di scarpe, borse, vestiti, accessori e chi più ne ha più ne metta.
Per scendere nel dettaglio e venire al dunque, su via Corsico mi imbatto nella bancarella di un personaggio che vedevo sempre anni fa all’ormai defunto mercato di Senigallia – Big Wolf, se non ricordo male -. Spulciando fra le magliette di ascendenza orientale -zero vintage!- mi imbatto in un paio di magliette Howmanytshirt. E rimango fulminata. Un po’ perchè sono davvero molto carine e un po’ perchè me le ero già ritrovate in casa un paio di sere, omaggio ad uno dei miei conquilini da parte dell’artista per cui ha curato una mostra alla Gamec di Bergamo – Galleria di arte moderna e contemporanea, l’artista è Pratchaya Phinthong -. Piccolo il mondo.
Dietro Howmanytshirt c’è la signora Phinthong, la moglie dell’artista, che nella lontana Bangkok – Thailandia, nel caso ve lo chiedeste – da qualche anno ha iniziato a rivitalizzare le vecchie magliette – perchè si, ne abbiamo tutti un po’ troppe…- dipingendole e disegnandoci sopra, per poi iniziare a venderle nei mercatini domenicali nella città. L’idea è quella di portare avanti un “Nature project”, e dietro la parola natura si sostanziano i concetti di continuità delle cose, di riutilizzo e di rielaborazione. Ovvero il postulato fondamentale di Lavoisier “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” applicato a a pezzi di cotone a forma di T corredati di tanti bei disegnini…

Photos on flickr