A volte un di un libro può bastare anche solo la copertina. Lo dimostrano le book-bag – o book-clutch, per essere più precisi – realizzate da Olympia Le Tan.
Cosa sono? Il nome è abbastanza esplicativo: Olympia – giovane stilista francese, con esperienze da Chanel e Balamain, e figlia del disegnatore Pierre Le Tan - curiosando nella libreria di famiglia, si è imbattuta nelle edizioni originali di alcuni classici della letteratura del XXI secolo- da Hemingway, a Salinger, a Bram Stoker - e ha deciso replicarle trasformandole in borsette.
Direi che ci è riuscita maledettamente bene…L’unico problema di questi deliziosi oggettini è che sono decisamente poco affordable -per lo meno per le mie tasche-, visto che hanno prezzi a partire da 1000 euro! In compenso finiscono spesso e volentieri in mano alle dive del red carpet – e mentre scrivo questa frase mi sento molto Silvana Giacobini! – . Tilda Swinton ne aveva una sulla passerella dell’ultimo festival di Cannes e Natalie Portman indossava una “Lolita” alla prima di The Black Swan.
Giusto per accrescere in me il desideriderio, la cara Olympia ha presentato ad inizio gennaio al Pitti Woman la precollezione autunno/inverno 2012 ispirata alla letteratura e al cinema italiani…adoro!
Have a look! E lasciateci il cuore! E se avete tempo buttate un occhio anche al Tumblr di Olympia!
Il surf di Charlie ha rischiato di affondare causa inchini alla pigrizia, e fare la fine della Costa Concordia. Ha scampato il pericolo grazie ad un’onda lunghissima, che lo ha trasportato fino alle coste del Cile, dove si è imbattuto nelle illustrazioni di Fab Ciraolo, giovanissimo disegnatore di Santiago.
E il caro vecchio Charlie si è trovato catapultato nell’universo di un bravissimo mashupparo – bel neologismo, no? -, fissato con gli sfondi nebulosi e indefiniti tipo Via Lattea – fanno un po’ science fiction degli anni ’60 – ,che usa per incorniciare figure di stampo decisamente pop.
Più che personaggi veri e propri, le creature di Ciraolo sono deliziosi intrecci di citazioni, attinte da un immaginario – innegabilmente fashion – che l’artista condivide con il suo pubblico. E così ci troviamo di fronte ad una galleria di personaggi della storia recente, cartoni animati degli anni ’80 – He-men coi calzoni a quadri, tanto per citarne uno -, icone di vario genere e a vario titolo – da Frida Khalo, ai Daft Punk, al buon Gesù -, che mescolati insieme creano una texture leggera e accattivante. Il tutto condito da un appeal decisamente retrò.
E ormai lo abbiamo imparato: il retrò è lo zucchero filato dei nostri personali luna park.
Numero 17. Questo si che segna il giro di boa! Sarà la boa del male? La boa del bene? O forse boh? (cit. Roberta Bruzzone, criminologa).
La scoperta del giorno è Mike Force, illustratore e grafico americano con base a Seattle.
Non chiedetemi come ci sono arrivata, ma lasciatevi catturare dai suoi personaggi vagamente MTV, a metà fra Beavis&Butthead e Daria, che disegnano un’America un po’ freak e outsider, con la barba ispida, i peli sulla schiena, i rotoli di carne che debordano dai pantaloni e una certa sfiga nelle relazioni interpersonali.
Per intenderci, l’America sfigata ritratta nei don’ts di Vice Magazine. Salvo poi essere riammessa nei ranghi della coolness sulle pagine di The L Magazine, una specie di Zero della Grande Mela- mutatis mutandis, ovvero centuplicate le possibilità -.
Nel caso vogliate essere sempre up to date, date un’occhio ogni tanto al Tumblr di Mike. Altrimenti affidatevi al ricordo persistente e imperfetto che vi lascerà la prima incursione fra i suoi lavori.
Come sempre parte tutto da una t-shirt. Faccio il mio giro abituale su Supersuperficial – ne parleremo prima o poi – per vedere che cosa c’è di nuovo dall’ultima volta, e mi imbatto in questa stampa che mi ricorda tanto la locandina di “Ogni cosa è illuminata“, un ragazzino con degli strani occhiali e uno strano copricapo. Molto vintage, molto corsa allo spazio, ascendenza fifties direi. Mi incuriosisce. L’autrice della stampa è una illustratrice inglese, Lauren Mortimer. Il primo impatto con il suo sito conferma la sensazione: un televisore oldfashioned dal cui schermo sbuca fuori una serie di uccelli. Niente di aggressivo o variopinto stile fauna della foresta pluviale. Siamo semplicemente introdotti in un’universo fermo ad una cinquantina d’anni fa, popolato di bambini, uomini e animali – o bizzari incroci fra le tre categorie – con un lato oscuro, qualcosa di torbido che affiora sotto la superficie così glossy e patinata. Un potente attivatore di immaginazione. O anche: nostalgia, che moda.
File under: totally unnecessary. E probabilmente anche: di dubbio gusto.
Parliamo di occhiali da sole, o meglio occhiali da show off. Nunettes, straight from Paris. L’accessorio perfetto per non passare inosservati, soprattutto se vi esponete ai riflessi tremolanti e argentei di una disco ball. Certo un passo avanti rispetto agli occhiali a specchio indossati in pista. E fra l’altro nemmeno costosi, una cosa così, per fare gli scemi, il regalo buffo all’amico simpatico.
O anche, una volta che dallo shop online saltiamo al blog, una marchetta davvero stilosa. Utilizzo hip, gadget perfetto per il party di Vogue France, per Benicio Del Toro sotto i flash al Festival di Cannes, per Snoop Dogg in gita a Oslo. O delizioso retro-fetticio, come nella serie realizzata in collaborazione con Otaku.
Una sola domanda in sospeso: ma come ci si vede attraverso quelle lenti parlate?
Moda, cool hunting, trend, immagini, eventi in continua evoluzione.